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strava · 7 min · 16 ott 2026

Strava jockeying: quando a correre sei tu, ma la corsa la fa qualcun altro

Pagare qualcuno per correre al posto tuo e caricare la prestazione sul tuo profilo Strava sembra assurdo. Eppure il fenomeno esiste e racconta qualcosa di interessante sul rapporto tra corsa, numeri, confronto sociale e bisogno di apparire.

Di Marco Dell'Anna

Immagina di aprire Strava e trovare sul tuo profilo una corsa da 20 chilometri in un'ora e ventiquattro. Un ritmo medio di 4:12/km, magari un nuovo record personale, forse persino un ottimo piazzamento su un segmento. Tutto perfettamente registrato: distanza, percorso, tempi, GPS. C'è solo un piccolo problema. Non hai corso tu.

Qualcun altro lo ha fatto al posto tuo.

Sembra una storia inventata per prendere in giro l'ossessione contemporanea per i numeri, e invece è un fenomeno reale. In alcuni mercati esistono persone che offrono proprio questo servizio: vengono chiamate jockey e, dietro compenso, corrono o pedalano al posto del cliente. La prestazione viene poi caricata sul suo account, trasformando una corsa realmente effettuata in qualcosa che, per chi guarda il profilo, sembra essere stata fatta dal proprietario dell'account.

È il cosiddetto Strava jockeying.

La cosa interessante è che non siamo davanti alla solita attività GPS falsificata. In quel caso nessuno ha realmente corso quei chilometri. Qui, invece, la corsa è autentica: qualcuno ha percorso davvero quella distanza, ha tenuto davvero quel ritmo, ha affrontato davvero quel percorso. A essere falsa è l'identità di chi l'ha fatto. Il dato è reale, ma racconta una storia che non appartiene alla persona che lo pubblica.

Quando la prestazione diventa qualcosa da mostrare

Per capire perché qualcuno possa arrivare a fare una cosa del genere, forse bisogna guardare a come è cambiato il rapporto con la corsa. Fino a non molti anni fa uscire a correre significava soprattutto correre. Oggi ogni allenamento può diventare una quantità enorme di informazioni: distanza, ritmo, frequenza cardiaca, dislivello, potenza, calorie, VO₂max, segmenti, record personali. Sono strumenti straordinariamente utili, soprattutto quando vengono usati per capire meglio il proprio allenamento.

Il passaggio successivo è stato trasformare quei dati in qualcosa di sociale. Su Strava non registri soltanto quello che hai fatto: puoi condividerlo, ricevere kudos, confrontarti con altri runner, entrare nelle classifiche dei segmenti e costruire nel tempo una sorta di diario pubblico della tua attività.

Ed è qui che il dato può iniziare ad assumere un significato diverso. Un 10 km in 40 minuti non è più soltanto un allenamento riuscito bene. Diventa qualcosa che gli altri possono vedere. Un lungo da 30 chilometri non è più soltanto un lungo da 30 chilometri: diventa parte dell'immagine che costruisci di te come runner.

Non succede necessariamente in modo consapevole. È sufficiente aprire ogni giorno un feed pieno di persone che corrono più forte, più lontano o più spesso di te perché il confronto inizi a diventare parte dell'esperienza. La corsa, che dovrebbe essere soprattutto un rapporto con il proprio corpo e con i propri obiettivi, può trasformarsi lentamente in un confronto con quello che fanno gli altri.

Il problema non è Strava

Sarebbe facile dare la colpa a Strava, ma probabilmente sarebbe ingeneroso. Il confronto sociale nello sport esiste da sempre. La differenza è che oggi abbiamo uno strumento che lo rende continuo, misurabile e pubblico.

Prima potevi sapere quanto aveva fatto il tuo compagno di allenamento. Oggi puoi sapere quanto hanno fatto centinaia di persone che non conosci. Puoi vedere il loro ritmo, confrontarlo con il tuo, controllare i segmenti e seguire i loro progressi settimana dopo settimana.

Questo può essere una grande fonte di motivazione. Può spingerti a uscire quando non ne hai voglia, a provare una distanza nuova o a inseguire un obiettivo che sembrava troppo lontano.

Ma può funzionare anche nella direzione opposta. Quando il numero diventa la parte più visibile della corsa, si rischia di attribuirgli un valore che non dovrebbe avere. Una corsa lenta può sembrare poco interessante. Un allenamento senza record può sembrare un allenamento sprecato. Una settimana di recupero può sembrare una settimana in cui non stai facendo progressi.

È il terreno su cui nasce quello che viene spesso definito performance porn: un'esposizione continua a prestazioni eccezionali che, proprio perché le vediamo continuamente, rischiano di sembrare normali. Non è un problema vedere un runner correre una maratona in tre ore. Il problema nasce quando il nostro riferimento quotidiano diventa una selezione delle prestazioni migliori degli altri.

A quel punto anche il modo in cui guardiamo la nostra corsa può cambiare.

Dal voler migliorare al voler apparire

È qui che lo Strava jockeying diventa più interessante del semplice "barare".

Se una persona modifica un'attività GPS per inventare un allenamento, sta cercando di falsificare un risultato. Se paga qualcuno perché corra al suo posto, invece, sta facendo qualcosa di più radicale: sta separando completamente la prestazione dall'esperienza.

Vuole il risultato senza attraversare il percorso che porta a quel risultato.

Vuole il tempo, ma non l'allenamento che lo rende possibile. Vuole il lungo, ma non la fatica. Vuole il record, ma non le settimane che lo hanno preceduto.

In altre parole, non sta più cercando necessariamente di diventare quel runner. Sta cercando di apparire come quel runner.

Ed è una differenza enorme.

Perché nella corsa il valore di una prestazione non è soltanto il numero scritto alla fine dell'allenamento. È tutto quello che quel numero rappresenta: le volte in cui sei uscito anche quando non avevi voglia, i giorni facili rispettati come facili, gli allenamenti andati male, il recupero, gli errori, i piccoli miglioramenti che nel giro di mesi diventano qualcosa di significativo.

Il tempo finale è soltanto la parte più visibile di quel processo.

Una corsa può essere importante anche se nessuno la vede

C'è poi una parte della corsa che nessuna piattaforma riesce davvero a misurare. Strava può dirti che hai corso 12 chilometri a 5:02/km, ma non può sapere che quel giorno eri stanco e che rispettare quel ritmo invece di accelerare è stato il risultato più importante dell'allenamento. Non può sapere che tre mesi prima lo stesso percorso ti sembrava impossibile, o che hai scelto di fermarti perché il tuo corpo aveva bisogno di recuperare.

Il GPS registra ciò che è successo durante la corsa. Non può registrare perché quella corsa contava per te.

Ed è probabilmente questa la cosa che si perde quando la performance diventa soprattutto qualcosa da mostrare.

Perché il vero progresso di un runner non è sempre quello che finisce nel feed. A volte è una corsa lentissima. A volte è un allenamento saltato perché serviva riposare. A volte è riuscire finalmente a correre senza guardare il ritmo ogni trenta secondi. A volte è semplicemente uscire, correre e tornare a casa sentendosi meglio di quando si è partiti.

Sono tutte cose difficili da trasformare in un numero.

Ma sono anche quelle che, nel lungo periodo, costruiscono davvero un runner.

La prestazione che non puoi delegare

Lo Strava jockeying è curioso proprio perché porta all'estremo una tentazione che, in forma molto più innocua, può riguardare chiunque utilizzi strumenti di monitoraggio.

Quando iniziamo a correre, di solito vogliamo semplicemente stare meglio, divertirci, raggiungere un obiettivo o vedere fin dove possiamo arrivare. Con il tempo arrivano i numeri, i confronti e i risultati. E i numeri sono utili, finché rimangono uno strumento per capire la nostra corsa e non diventano il motivo per cui corriamo.

Perché puoi delegare una corsa. Puoi comprare una prestazione. Puoi persino costruire un profilo che sembra quello di un runner molto più forte di te.

Quello che non puoi delegare è tutto ciò che quella corsa avrebbe dovuto lasciarti.

La resistenza costruita nel tempo, la consapevolezza del tuo corpo, la capacità di gestire la fatica, la fiducia che arriva quando fai qualcosa che prima non riuscivi a fare. Quella parte esiste soltanto se sei tu a correre.

E forse è proprio questa la domanda interessante che lo Strava jockeying lascia a chi corre senza aver mai pensato di farlo: se nessuno potesse vedere la tua corsa, avresti ancora voglia di farla?

Perché se la risposta è sì, allora il numero che compare su Strava è ancora soltanto quello che dovrebbe essere: una traccia della corsa.

Non la ragione per cui sei uscito.

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